La morte come valore

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Apr 17, 2008 8:02 pm

clarinette ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:
clarinette ha scritto:a seguire il tuo ragionamente, se bene ho capito (perchè può darsi io fraintenda dopo tutte le cose che sono state dette), bisognerebbe guardare alla vita come rassegnazione alla morte: perciò l'uomo invece di progredire o ingegnarsi, ricercare il benessere, la saggezza e vattelapesca, tutti ''valori'' - se proprio vogliamo chiamarli così, anche se io non li concepisco come tali - che non portano da nessuna parte, o meglio, non giovano alla vita ultraterrena, dovrebbe vivere nell'ozio, non curandosi di se stesso e vivendo in un'attesa ineluttabile.

bah, non lo so. io non credo. se davvero la mentalità antica fosse partita da un presupposto simile, non ci sarebbe stato il progresso industriale, economico, coscienziale, etc.
Scienza, tecnica, medicina: varianti qualitative e quantitative, non certo essenziali.
Credi davvero che, in percentuale, cinquecento anni fa fossero meno le persone che si dichiaravano felici rispetto a quante siano oggi?
Sarebbe giù un buon risultato se non avvenisse il contrario.
Per quanto riguarda il resto: non ho parlato di rinuncia al benessere e alla felicità.
Al contrario, ho sostenuto che la saggezza suprema, che si concretizza nell'interiorizzazione della Verità dell'obitorio, schiuda i cancelli della serenità e, per il selciato dell'atarassia, conduca all'applicazione pratica del "carpe diem". Il tutto, ovviamente, indica nel Progresso e nella Tecnica una via erronea, dacchè il concetto stesso di progresso presuppone una smodata tensione verso il futuro, contraddicendo così la volontà di cogliere l'attimo presente e minimizzare le fatiche.

se scienza (e per scienza, anche sapienza), tecnica e medicina non fossero così essenziali come dici, perchè in questi millenni l'umanità non ha fatto altro che ricercarle, specializzarle, concretizzarle?
cosa te ne fai della saggezza suprema se poi non la metti in pratica?
non ho mai detto che nel cinquecento le persone fossero più felici. sicuramente i fatti avvenuti nel cinquecento hanno favorito lo sviluppo successivo.
che tu voglia o no, l'esistenza di un singolo uomo presuppone la successione. ed è per questo che ci adoperiamo per fare tutto ciò che è in nostro potere per migliorare, migliorandoci.

non credo affatto nel tanto decantato ''carpe diem''. e il mio sarà pure un ragionamento semi-capitalista, ma conto di vivere invece che aspettare la morte.
Il fatto che l'umanità si sia adoperata alacremente per secoli non dimostra che tanta fatica sia giustificata, nè che fosse finalizzata ad un qualche obiettivo: semplicemente è stata il risultato di numerose inferenze storiche, politiche, sociali e psicologiche. ( In verità, in generale, il fatto che un'azione sia stata compiuta non implica che sia stato giusto od utile attuarla).
Cosa te ne fai del progresso se non ti rende più felice?
Ogni individuo mira alla propria felicità, a prescindere da quale sia l'oggetto del proprio desiderio: vale la pena di adoperarsi per questo fine, dunque, peccato che il progresso, paradossalmente, non costituisca alcun passo avanti in tal senso. Ergo è una variante qualitativa, contingente, per nulla imprescindibile: niente che valga la pena di esser sostenuto nè propougnato, semplicemente un dato storico che non dovrebbe in alcun modo avere ripercussioni sul sistema valoriale.
La consapevolezza del futuro nulla schiude le porte della serenità: voler vivere, invece, significa accettare di prendere parte ad un disperato inseguirsi di necessità e brame, e dunque di ipotecare la perpetua tensione del proprio animo, che in nessun modo raggiungerà mai la stasi della felicità ( che è assenza di desideri ulteriori rispetto a ciò che già si possiede, ergo la momentanea possibilità dell'immobilismo).

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Re: La morte come valore

Messaggio Da clarinette il Gio Apr 17, 2008 8:15 pm

[edit: non esagerate con i quote]

Apolide metafisico ha scritto:Il fatto che l'umanità si sia adoperata alacremente per secoli non dimostra che tanta fatica sia giustificata, nè che fosse finalizzata ad un qualche obiettivo: semplicemente è stata il risultato di numerose inferenze storiche, politiche, sociali e psicologiche. ( In verità, in generale, il fatto che un'azione sia stata compiuta non implica che sia stato giusto od utile attuarla).
Cosa te ne fai del progresso se non ti rende più felice?
Ogni individuo mira alla propria felicità, a prescindere da quale sia l'oggetto del proprio desiderio: vale la pena di adoperarsi per questo fine, dunque, peccato che il progresso, paradossalmente, non costituisca alcun passo avanti in tal senso. Ergo è una variante qualitativa, contingente, per nulla imprescindibile: niente che valga la pena di esser sostenuto nè propougnato, semplicemente un dato storico che non dovrebbe in alcun modo avere ripercussioni sul sistema valoriale.
La consapevolezza del futuro nulla schiude le porte della serenità: voler vivere, invece, significa accettare di prendere parte ad un disperato inseguirsi di necessità e brame, e dunque di ipotecare la perpetua tensione del proprio animo, che in nessun modo raggiungerà mai la stasi della felicità ( che è assenza di desideri ulteriori rispetto a ciò che già si possiede, ergo la momentanea possibilità dell'immobilismo).

la felicità invece, è anche progresso. e viceversa, la felicità incita al progresso. e non ti sto qui ad elencare i motivi per cui così avviene, anche perchè penso tu sia abbastanza autosufficiente nei ragionamenti per meditare su quali conseguenze esso abbia portato, ma posso consigliarti un libro che calza a pennello con quello di cui stiamo parlando: si intitola ''ozio creativo'', di domenico de masi. ma magari già lo conosci (:

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Apr 17, 2008 8:20 pm

clarinette ha scritto:[edit: non esagerate con i quote]

Apolide metafisico ha scritto:Il fatto che l'umanità si sia adoperata alacremente per secoli non dimostra che tanta fatica sia giustificata, nè che fosse finalizzata ad un qualche obiettivo: semplicemente è stata il risultato di numerose inferenze storiche, politiche, sociali e psicologiche. ( In verità, in generale, il fatto che un'azione sia stata compiuta non implica che sia stato giusto od utile attuarla).
Cosa te ne fai del progresso se non ti rende più felice?
Ogni individuo mira alla propria felicità, a prescindere da quale sia l'oggetto del proprio desiderio: vale la pena di adoperarsi per questo fine, dunque, peccato che il progresso, paradossalmente, non costituisca alcun passo avanti in tal senso. Ergo è una variante qualitativa, contingente, per nulla imprescindibile: niente che valga la pena di esser sostenuto nè propougnato, semplicemente un dato storico che non dovrebbe in alcun modo avere ripercussioni sul sistema valoriale.
La consapevolezza del futuro nulla schiude le porte della serenità: voler vivere, invece, significa accettare di prendere parte ad un disperato inseguirsi di necessità e brame, e dunque di ipotecare la perpetua tensione del proprio animo, che in nessun modo raggiungerà mai la stasi della felicità ( che è assenza di desideri ulteriori rispetto a ciò che già si possiede, ergo la momentanea possibilità dell'immobilismo).

la felicità invece, è anche progresso. e viceversa, la felicità incita al progresso. e non ti sto qui ad elencare i motivi per cui così avviene, anche perchè penso tu sia abbastanza autosufficiente nei ragionamenti per meditare su quali conseguenze esso abbia portato, ma posso consigliarti un libro che calza a pennello con quello di cui stiamo parlando: si intitola ''ozio creativo'', di domenico de masi. ma magari già lo conosci (:
No: il movimento, l'azione, il lavoro sono tutti furtti del desiderio (\necessità), e se si desidera non si è felici.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da clarinette il Gio Apr 17, 2008 8:24 pm

Apolide metafisico ha scritto:
clarinette ha scritto:[edit: non esagerate con i quote]

Apolide metafisico ha scritto:Il fatto che l'umanità si sia adoperata alacremente per secoli non dimostra che tanta fatica sia giustificata, nè che fosse finalizzata ad un qualche obiettivo: semplicemente è stata il risultato di numerose inferenze storiche, politiche, sociali e psicologiche. ( In verità, in generale, il fatto che un'azione sia stata compiuta non implica che sia stato giusto od utile attuarla).
Cosa te ne fai del progresso se non ti rende più felice?
Ogni individuo mira alla propria felicità, a prescindere da quale sia l'oggetto del proprio desiderio: vale la pena di adoperarsi per questo fine, dunque, peccato che il progresso, paradossalmente, non costituisca alcun passo avanti in tal senso. Ergo è una variante qualitativa, contingente, per nulla imprescindibile: niente che valga la pena di esser sostenuto nè propougnato, semplicemente un dato storico che non dovrebbe in alcun modo avere ripercussioni sul sistema valoriale.
La consapevolezza del futuro nulla schiude le porte della serenità: voler vivere, invece, significa accettare di prendere parte ad un disperato inseguirsi di necessità e brame, e dunque di ipotecare la perpetua tensione del proprio animo, che in nessun modo raggiungerà mai la stasi della felicità ( che è assenza di desideri ulteriori rispetto a ciò che già si possiede, ergo la momentanea possibilità dell'immobilismo).

la felicità invece, è anche progresso. e viceversa, la felicità incita al progresso. e non ti sto qui ad elencare i motivi per cui così avviene, anche perchè penso tu sia abbastanza autosufficiente nei ragionamenti per meditare su quali conseguenze esso abbia portato, ma posso consigliarti un libro che calza a pennello con quello di cui stiamo parlando: si intitola ''ozio creativo'', di domenico de masi. ma magari già lo conosci (:
No: il movimento, l'azione, il lavoro sono tutti furtti del desiderio (\necessità), e se si desidera non si è felici.

non insisto oltre.
però leggi quel libro (:

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Apr 17, 2008 8:37 pm

clarinette ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:
clarinette ha scritto:[edit: non esagerate con i quote]

Apolide metafisico ha scritto:Il fatto che l'umanità si sia adoperata alacremente per secoli non dimostra che tanta fatica sia giustificata, nè che fosse finalizzata ad un qualche obiettivo: semplicemente è stata il risultato di numerose inferenze storiche, politiche, sociali e psicologiche. ( In verità, in generale, il fatto che un'azione sia stata compiuta non implica che sia stato giusto od utile attuarla).
Cosa te ne fai del progresso se non ti rende più felice?
Ogni individuo mira alla propria felicità, a prescindere da quale sia l'oggetto del proprio desiderio: vale la pena di adoperarsi per questo fine, dunque, peccato che il progresso, paradossalmente, non costituisca alcun passo avanti in tal senso. Ergo è una variante qualitativa, contingente, per nulla imprescindibile: niente che valga la pena di esser sostenuto nè propougnato, semplicemente un dato storico che non dovrebbe in alcun modo avere ripercussioni sul sistema valoriale.
La consapevolezza del futuro nulla schiude le porte della serenità: voler vivere, invece, significa accettare di prendere parte ad un disperato inseguirsi di necessità e brame, e dunque di ipotecare la perpetua tensione del proprio animo, che in nessun modo raggiungerà mai la stasi della felicità ( che è assenza di desideri ulteriori rispetto a ciò che già si possiede, ergo la momentanea possibilità dell'immobilismo).

la felicità invece, è anche progresso. e viceversa, la felicità incita al progresso. e non ti sto qui ad elencare i motivi per cui così avviene, anche perchè penso tu sia abbastanza autosufficiente nei ragionamenti per meditare su quali conseguenze esso abbia portato, ma posso consigliarti un libro che calza a pennello con quello di cui stiamo parlando: si intitola ''ozio creativo'', di domenico de masi. ma magari già lo conosci (:
No: il movimento, l'azione, il lavoro sono tutti furtti del desiderio (\necessità), e se si desidera non si è felici.

non insisto oltre.
però leggi quel libro (:
Quando tu leggerai "sommario di deomposizione " di Cioran sì

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Moltengod il Gio Apr 17, 2008 9:12 pm

vedi la morte in molti casi è vista come soluzione ultima non in quanto essa sia realmente una via d'uscita ma in quanto ogni essere biologico e costretto a soggiacere ad essa
la medicina, il progresso sono tutte profilassi, contro la morte
vita-morte è un antinomia da sempre esistente tutto l'attaccamento alla vita di ogni essere senziente regge su questa dicotomia
ed è proprio la curiosità che infonde la morte che fa tendere al progresso
l'uomo non vuol semplicemente vivere per essere felice, egli cerca di capire perchè è nato e perchè morirà, è questo ciò che si concretizza nell'uomo
il significato della vita e ciò verso cui l'uomo tende, capire ciò che diciamo tu ed io è ciò che dovrebbe, almeno in parte,far si che l'uomo non si abbandani alla morte

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Apr 17, 2008 9:43 pm

Moltengod ha scritto:vedi la morte in molti casi è vista come soluzione ultima non in quanto essa sia realmente una via d'uscita ma in quanto ogni essere biologico e costretto a soggiacere ad essa
la medicina, il progresso sono tutte profilassi, contro la morte
vita-morte è un antinomia da sempre esistente tutto l'attaccamento alla vita di ogni essere senziente regge su questa dicotomia
ed è proprio la curiosità che infonde la morte che fa tendere al progresso
l'uomo non vuol semplicemente vivere per essere felice, egli cerca di capire perchè è nato e perchè morirà, è questo ciò che si concretizza nell'uomo
il significato della vita e ciò verso cui l'uomo tende, capire ciò che diciamo tu ed io è ciò che dovrebbe, almeno in parte,far si che l'uomo non si abbandani alla morte
Per ora questo non abbandonarsi alla morte ha provocato millenni di guerre, stermini, peresecuzioni ( la storia è figlia dell'idolatria dell'azione...). Bene così.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da caedes pantherae il Mar Dic 16, 2008 9:42 pm

il problema si potrebbe benissimo affrontare con l' estrema semplificazione del sistema societario e della vita, una primitivizzazione, ma come si fa a dimostrare che dopo la vita non ci sia nulla?

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Mar Dic 16, 2008 10:06 pm

caedes pantherae ha scritto:il problema si potrebbe benissimo affrontare con l' estrema semplificazione del sistema societario e della vita, una primitivizzazione, ma come si fa a dimostrare che dopo la vita non ci sia nulla?
Dopo la vita non c'è la vita, altrimenti non si tratterebbe d'un vero dopo. Possiamo fantasticare quanto vogliamo sulla morte, per cqarità. E' pensare che si possa sopravvivere alla vita che è assurdo.
Per il resto: non mi interessano le dinamiche, un'apocalisse vale l'altra.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da caedes pantherae il Mar Dic 16, 2008 10:33 pm

come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Mar Dic 16, 2008 11:58 pm

caedes pantherae ha scritto:come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?
La morte non è un evento come tanti altri, questo mi pare evidente. porta con se delle implicazioni non indifferenti, radicali, definitive. Mi domando, piuttosto, come tu possa credere di sopravvivere "mentalmente" alla morte, dato che il tuo cervello cesserà di funzionare e dunque di generare il flusso della coscienza. Se parli di "morte" escludi la vita, e se non lo fai allora ti sei limitato a travestire la fine da stentato "to be continued". il che è ben poco saggio.
L'io non può che sfaldarsi lungo tutta la vita, e dissolversi con un tonfo nell'abisso.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da caedes pantherae il Mer Dic 17, 2008 1:19 am

Apolide metafisico ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?
La morte non è un evento come tanti altri, questo mi pare evidente. porta con se delle implicazioni non indifferenti, radicali, definitive. Mi domando, piuttosto, come tu possa credere di sopravvivere "mentalmente" alla morte, dato che il tuo cervello cesserà di funzionare e dunque di generare il flusso della coscienza. Se parli di "morte" escludi la vita, e se non lo fai allora ti sei limitato a travestire la fine da stentato "to be continued". il che è ben poco saggio.
L'io non può che sfaldarsi lungo tutta la vita, e dissolversi con un tonfo nell'abisso.
non penso di aver ragione, ma non sono del tutto convinto, cioè, per carità, la convinzione che la vita, o ciò che siamo, continui dopo la morte quasi sicuramente è un' idiozia, ma non completamente, magari in altre forme, escludibile.
cioè, essere convinti della esistenza o no di dio, secondo me è presuntuoso, cioè, io, con le mie conoscienze e le mie convinzioni, non sono in grado di determinarlo.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da rejino il Mer Dic 17, 2008 1:25 am

caedes pantherae ha scritto:
non penso di aver ragione, ma non sono del tutto convinto, cioè, per carità, la convinzione che la vita, o ciò che siamo, continui dopo la morte quasi sicuramente è un' idiozia, ma non completamente, magari in altre forme, escludibile.
cioè, essere convinti della esistenza o no di dio, secondo me è presuntuoso, cioè, io, con le mie conoscienze e le mie convinzioni, non sono in grado di determinarlo.

è proprio a causa di questo dubbio incolmabile che le persone muoiono.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da caedes pantherae il Mer Dic 17, 2008 1:32 am

comunque, apparte questo incavillarsi, io la penso così:

a prescindere da ciò che ci sia dopo la morte, noi siamo animali, diversi, ma pur sempre animali, e secondo me la serenità si raggiunge con l' equilibrio, quindi secondo me la vita dovrebbe svolgersi in una società estremamente semplificata, priva di denaro, organizzata in piccole comunità.
alzarsi, fare quel minimo indispensabile alla produzione di beni per la vita, e poi riprodursi o dedicarsi a svaghi, senza ne dedicarsi ore e ore a ciò che verrà dopo, ne considerando la vita come una toccata e fuga, o come una cosa eterna quindi arraffando il più possibile, cercando di costituire un qualcosa che ci sopravviverà, senza infine potercelo davvero godere appieno, oppure bruciandosi(in senso lato).

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Mer Dic 17, 2008 2:15 am

Tu sei un rivoluzionario improvvisato come tanti. io sono un reazionario cosmogonico: per me bisognerebbe tornare a prima del big bang e restarci.
Conta che ci sono più possibilità che si avveri la mia opzione piuttosto che la tua. Il nulla è sensibilmente meno utopico di qualsiasi realtà idilliaca, anzi, è l'estremo grado del reale.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Frank il Mer Dic 17, 2008 3:08 am

Che cosa so del destino dell'uomo? Potrei dirvi di più a proposito dei ravanelli.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da shinimasu. il Mer Dic 17, 2008 5:33 pm

ma i ravanelli non mi piacciono Sad

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Re: La morte come valore

Messaggio Da caedes pantherae il Gio Gen 08, 2009 6:22 pm

Apolide metafisico ha scritto:Tu sei un rivoluzionario improvvisato come tanti. io sono un reazionario cosmogonico: per me bisognerebbe tornare a prima del big bang e restarci.
Conta che ci sono più possibilità che si avveri la mia opzione piuttosto che la tua. Il nulla è sensibilmente meno utopico di qualsiasi realtà idilliaca, anzi, è l'estremo grado del reale.
quindi pensi che sarebbe più facile tornare a prima del big bang che all' uomo primitivo?

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Gen 08, 2009 6:29 pm

caedes pantherae ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:Tu sei un rivoluzionario improvvisato come tanti. io sono un reazionario cosmogonico: per me bisognerebbe tornare a prima del big bang e restarci.
Conta che ci sono più possibilità che si avveri la mia opzione piuttosto che la tua. Il nulla è sensibilmente meno utopico di qualsiasi realtà idilliaca, anzi, è l'estremo grado del reale.
quindi pensi che sarebbe più facile tornare a prima del big bang che all' uomo primitivo?
Penso che sia più facile fare marcia indietro fino al big bang rispetto alla realizzazione di qualsiasi visione utopica. Il che va letto in chiave ironica, ovviamente...mi duole doverlo specificare =(

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Engioi. il Ven Gen 09, 2009 3:04 pm

caedes pantherae ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?
La morte non è un evento come tanti altri, questo mi pare evidente. porta con se delle implicazioni non indifferenti, radicali, definitive. Mi domando, piuttosto, come tu possa credere di sopravvivere "mentalmente" alla morte, dato che il tuo cervello cesserà di funzionare e dunque di generare il flusso della coscienza. Se parli di "morte" escludi la vita, e se non lo fai allora ti sei limitato a travestire la fine da stentato "to be continued". il che è ben poco saggio.
L'io non può che sfaldarsi lungo tutta la vita, e dissolversi con un tonfo nell'abisso.
non penso di aver ragione, ma non sono del tutto convinto, cioè, per carità, la convinzione che la vita, o ciò che siamo, continui dopo la morte quasi sicuramente è un' idiozia, ma non completamente, magari in altre forme, escludibile.
cioè, essere convinti della esistenza o no di dio, secondo me è presuntuoso, cioè, io, con le mie conoscienze e le mie convinzioni, non sono in grado di determinarlo.

è ciò che credi veramente o ciò che ti piacerebbe poter pensare?
mentire a se stessi non rende il mondo un luogo migliore.
boh

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Sab Gen 10, 2009 1:46 am

Engioi. ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?
La morte non è un evento come tanti altri, questo mi pare evidente. porta con se delle implicazioni non indifferenti, radicali, definitive. Mi domando, piuttosto, come tu possa credere di sopravvivere "mentalmente" alla morte, dato che il tuo cervello cesserà di funzionare e dunque di generare il flusso della coscienza. Se parli di "morte" escludi la vita, e se non lo fai allora ti sei limitato a travestire la fine da stentato "to be continued". il che è ben poco saggio.
L'io non può che sfaldarsi lungo tutta la vita, e dissolversi con un tonfo nell'abisso.
non penso di aver ragione, ma non sono del tutto convinto, cioè, per carità, la convinzione che la vita, o ciò che siamo, continui dopo la morte quasi sicuramente è un' idiozia, ma non completamente, magari in altre forme, escludibile.
cioè, essere convinti della esistenza o no di dio, secondo me è presuntuoso, cioè, io, con le mie conoscienze e le mie convinzioni, non sono in grado di determinarlo.

è ciò che credi veramente o ciò che ti piacerebbe poter pensare?
mentire a se stessi non rende il mondo un luogo migliore.
boh
Già. Perfino essere sinceri non sortisce alcun risultato.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da raulduke85 il Mer Gen 28, 2009 6:14 pm

Apolide metafisico ha scritto:
Engioi. ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:
Apolide metafisico ha scritto:
caedes pantherae ha scritto:come fai a essere sicuro di non poter sopravvivere, quantomeno mentalmente, alla morte?
La morte non è un evento come tanti altri, questo mi pare evidente. porta con se delle implicazioni non indifferenti, radicali, definitive. Mi domando, piuttosto, come tu possa credere di sopravvivere "mentalmente" alla morte, dato che il tuo cervello cesserà di funzionare e dunque di generare il flusso della coscienza. Se parli di "morte" escludi la vita, e se non lo fai allora ti sei limitato a travestire la fine da stentato "to be continued". il che è ben poco saggio.
L'io non può che sfaldarsi lungo tutta la vita, e dissolversi con un tonfo nell'abisso.
non penso di aver ragione, ma non sono del tutto convinto, cioè, per carità, la convinzione che la vita, o ciò che siamo, continui dopo la morte quasi sicuramente è un' idiozia, ma non completamente, magari in altre forme, escludibile.
cioè, essere convinti della esistenza o no di dio, secondo me è presuntuoso, cioè, io, con le mie conoscienze e le mie convinzioni, non sono in grado di determinarlo.

è ciò che credi veramente o ciò che ti piacerebbe poter pensare?
mentire a se stessi non rende il mondo un luogo migliore.
boh
Già. Perfino essere sinceri non sortisce alcun risultato.

Bè, non vorrei semplificare troppo la cosa, ma se non sbaglio qui nessuno ha mai esperito la morte e cosa essa comporti: il corpo marcisce ed il cervello pure,ma come possiamo avere la certezza che nulla di noi rimanga (a parte un mucchietto di cenere).
Non sono portato a credere all'immortalità dell'anima o all'esistenza di Dio, così come non sono portato a credere alla Morte come dio da pregare o fine da perseguire:

sono portato all'ozio e al non credere in nulla in particolare, se non in quello che mi va di affermare al momento perchè, ponendo i giusti presupposti, si può affermare tutto ed il contrario di tutto.
Diffido della metafisica di chiunque, qualunque essa sia, perchè dubito della mia stessa esistenza e ritengo che chiunque si prenda la libertà di assumere un pensiero e cerchi di trasmetterlo ad altri voglia semplicemente porsi su un piedistallo, anche senza avere alcun motivo particolare per farlo,dal momento che nessuna è la risposta certa che abbiamo tra le mani.. perchè dovrei aspettare la morte? sarebbe come comprare un libro e leggere unicamente il punto fermo dell'ultima frase dell'ultima pagina.
Se la fine è certa perchè dovrei aspettarla? tanto arriverà comunque.
Perchè fare quello che suggerisci quando posso fare o non fare il cazz che voglio?tanto la morte arriva lo stesso no?Perchè la morte dovrebbe essere un valore?perchè è certa?anche la bolletta arriva certamente tutti i mesi, ma non l'ho mai considerata un valore: dovrei forse cominciare a farlo?

Tu parli di morte intendendo parlare del nulla, ma in effetti, non so tu, ma io, anche se dovessi ammettere che esisto, sono comunque nulla se preso nel contesto dell'universo (qualsiasi sia la quantità che mi identifica vale comunque zero se rapportata all'infinito): come dimensioni, quntità di energia, consapevolezza.
Morire dovrebbe rappresentare la fine della soffernza, ma se la vita stessa è nulla allora quello che per te è un valore è solo un illusione.

Poi cosa ti rende certo di esistere? il fatto che pensi? Posso immaginare che esista un essere più complesso che sogna e riesce a riprodurre il pensiero e la coscienza di infiniti esseri in un infinito scenario; in questa mia visione esiste solo lui, noi no (siamo solo un sogno); e lui non può morire perchè non è perfetto (mica è Dio): è solo un tizio col sonno pesante che non muore mai.
Se tu puoi credere alla morte come valore io posso credere al esistenza di questo tipo, oppure di Son Goku, o che so, di Dio.
Il problema è che quando hai iniziato a scrivere hai già dato per scontato troppe cose:
l'esistenza dell'uomo, il fatto che Dio sia morto e quindi che debba essere esistito, il fatto che il denaro ed il successo per quanto effimeri non siano bastevoli ad altri esseri umani (che pur non essendo mai morti, sembrano averne abbastanza della morte)..
Insomma ogni sistema è perfetto se ha degli assiomi.. e che cazzo..

p.s. parlando di cose moooooolto più serie: carissimo Apolide Metafisico, le ho fornito settimana scorsa il mio codice amico di Mario Kart e sto ancora aspettando che lei mi sfidi online.. perchè sbbene io non sia certo della mia esistenza oppure della Morte come valore, sono invece assolutamente certo dell'esistenza di Mario Kart e del fatto che sia un valore!


Ultima modifica di raulduke85 il Mer Gen 28, 2009 6:47 pm, modificato 1 volta

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Frank il Mer Gen 28, 2009 6:34 pm

raulduke85 ha scritto:

p.s. parlando di cose moooooolto più serie: carissimo Apolide Metafisico, le ho fornito settimana scorsa il mio codice amico di Mario Kart e sto ancora aspettando che lei mi sfidi online.. perchè sbbene io non sia certo della mia esistenza oppure della Morte come valore, sono invece assolutamente certo dell'esistenza di Mario Kart e del fatto che sia un valore!

macchè, è solo un chiacchierone, non ti aggiungerà mai... sfida le persone ma nel momento cruciale si defila con ridicole scuse... per esempio l'anno scorso l'ho sfidato ad advance war e ancora non ha comprato il ds e il gioco.

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Re: La morte come valore

Messaggio Da raulduke85 il Mer Gen 28, 2009 6:40 pm

Hebes ha scritto:
raulduke85 ha scritto:

p.s. parlando di cose moooooolto più serie: carissimo Apolide Metafisico, le ho fornito settimana scorsa il mio codice amico di Mario Kart e sto ancora aspettando che lei mi sfidi online.. perchè sbbene io non sia certo della mia esistenza oppure della Morte come valore, sono invece assolutamente certo dell'esistenza di Mario Kart e del fatto che sia un valore!

macchè, è solo un chiacchierone, non ti aggiungerà mai... sfida le persone ma nel momento cruciale si defila con ridicole scuse... per esempio l'anno scorso l'ho sfidato ad advance war e ancora non ha comprato il ds e il gioco.

ma pensa te, allora il mio scetticismo trova davvero un fondamento..non esiste alcuna certezza!

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Re: La morte come valore

Messaggio Da Apolide metafisico il Mer Gen 28, 2009 6:53 pm

Non trovo più il mio ds. E purtroppo non scherzo =(

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Re: La morte come valore

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