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Messaggio Da Frank il Gio Nov 20, 2008 2:16 pm

ieri riflettevo su uno degli eventi che hanno radicalmente cambiato la mia vita, ossia la visione di rejino ignudo nell'atto di interpretare l'oltreuomo, colui il quale, consapevole del destino che irrimediabilmente attende ogni essere vivente, ossia la morte, si promette di non affannarsi, di non piegarsi dinanzi al dovere, alla serietà. cui prodest? indubbiamente. potrei qui citarvi decine di aforismi di grandi personaggi del passato e del presente che elogiano l'ozio, la nullafacenza, la consapevolezza, la disillusione. io stesso, quando lessi uno degli editoriali di un noto filosofo sanremese nel periodico L'inutilità della puntualità, titolo questo anche di una bellissima canzone degli afterhours, approvai. è vero, mi dissi, se coloro che si affannano, se gli ansiosi, se gli eterosessuali passeggiassero tra le lapidi forse capirebbero: dinanzi alla morte non c'è velo, non c'è veste, non c'è serietà che tenga. eppure...

insomma, è la morte, il suo incombere, la sua ancestrale e perenne presenza a indurre l'uomo a delirare, a prodigarsi a non prodigarsi. perfettamente, non ho mai messo in dubbio questo e mai lo metterò. eppure... eppure io credo sia terribilmente limitante se non mortificamente verso la follia, verso il delirio, verso la sdrammatizzazione.

suvvia, se fossimo immortali sarebbe ancora più giusto delirare, abbandonare sul ciglio della strada giacca e cravatta. perchè? ah, boh. il punto è che, se riflettete un attimo, sporchi parassiti ricoperti di sterco, noterete che molte delle motivazioni che spingono l'uomo a essere serio sono direttamente e indirettamente collegate alla morte. perchè un uomo non si denuda nel cuore della notte e corre per le strade del suo paese urlando? perchè teme la morte. perchè un uomo è disposto a svegliarsi alle sei del mattino per andare a lavoro? perchè teme la morte. si, certo... è inconscio. molti vi risponderebbero "ma non è vero, non temo la morte. è per realizzarmi..." ahahahah, io ho sempre trovato esilarante il verbo realizzarsi, non significa nulla, al pari delle ambizioni, del successo, della villa al mare. no, non è l'agire che disprezzo. quello che disprezzo ma che in realtà semplicemente non comprendo è il porsi l'agire come fine, come scopo. il vivere per, ecco.


dunque, se fossimo immortali non avremmo ragioni per esseri seri. dunque non è la morte che ci induce a non esserlo. che tu sia pelato o capellone, è una questione di stile, oltreuomini si nasce, indubbiamente.


Ultima modifica di Hebes il Gio Nov 20, 2008 2:38 pm, modificato 1 volta

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Messaggio Da Alambicco il Gio Nov 20, 2008 2:32 pm

Le azioni sono solo un riempitivo nella grottesca parentesi dell'esistenza che è la vita. Gli esseri umani si illudono di trovare un senso a questa sopracitata, non essendocene uno oggettivo, se non appunto l'attesa della morte. Per il resto concordo; se fossimo immortali, si verrebbe senza dubbio ad accentuare il nostro lato animale, essendo ora come ora limitato dalle sciocche leggi che cercano di renderci umani e che permettono di differenziarci (?) da un gorilla, basandosi principalmente sul timore intrinseco dell'uomo di perdere o sprecare la propria vita. Detto ciò, se l'ozio fosse retribuito, io sarei senz'altro il più ricco della via lattea.

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Messaggio Da shinimasu. il Gio Nov 20, 2008 4:39 pm

Hebes ha scritto:ieri riflettevo su uno degli eventi che hanno radicalmente cambiato la mia vita, ossia la visione di rejino ignudo nell'atto di interpretare l'oltreuomo, colui il quale, consapevole del destino che irrimediabilmente attende ogni essere vivente, ossia la morte, si promette di non affannarsi, di non piegarsi dinanzi al dovere, alla serietà. cui prodest? indubbiamente. potrei qui citarvi decine di aforismi di grandi personaggi del passato e del presente che elogiano l'ozio, la nullafacenza, la consapevolezza, la disillusione. io stesso, quando lessi uno degli editoriali di un noto filosofo sanremese nel periodico L'inutilità della puntualità, titolo questo anche di una bellissima canzone degli afterhours, approvai. è vero, mi dissi, se coloro che si affannano, se gli ansiosi, se gli eterosessuali passeggiassero tra le lapidi forse capirebbero: dinanzi alla morte non c'è velo, non c'è veste, non c'è serietà che tenga. eppure...

insomma, è la morte, il suo incombere, la sua ancestrale e perenne presenza a indurre l'uomo a delirare, a prodigarsi a non prodigarsi. perfettamente, non ho mai messo in dubbio questo e mai lo metterò. eppure... eppure io credo sia terribilmente limitante se non mortificamente verso la follia, verso il delirio, verso la sdrammatizzazione.

suvvia, se fossimo immortali sarebbe ancora più giusto delirare, abbandonare sul ciglio della strada giacca e cravatta. perchè? ah, boh. il punto è che, se riflettete un attimo, sporchi parassiti ricoperti di sterco, noterete che molte delle motivazioni che spingono l'uomo a essere serio sono direttamente e indirettamente collegate alla morte. perchè un uomo non si denuda nel cuore della notte e corre per le strade del suo paese urlando? perchè teme la morte. perchè un uomo è disposto a svegliarsi alle sei del mattino per andare a lavoro? perchè teme la morte. si, certo... è inconscio. molti vi risponderebbero "ma non è vero, non temo la morte. è per realizzarmi..." ahahahah, io ho sempre trovato esilarante il verbo realizzarsi, non significa nulla, al pari delle ambizioni, del successo, della villa al mare. no, non è l'agire che disprezzo. quello che disprezzo ma che in realtà semplicemente non comprendo è il porsi l'agire come fine, come scopo. il vivere per, ecco.


dunque, se fossimo immortali non avremmo ragioni per esseri seri. dunque non è la morte che ci induce a non esserlo. che tu sia pelato o capellone, è una questione di stile, oltreuomini si nasce, indubbiamente.

approvo, sì.

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Messaggio Da Frank il Gio Nov 20, 2008 5:47 pm

Alambicco ha scritto:Le azioni sono solo un riempitivo nella grottesca parentesi dell'esistenza che è la vita. Gli esseri umani si illudono di trovare un senso a questa sopracitata, non essendocene uno oggettivo, se non appunto l'attesa della morte. Per il resto concordo; se fossimo immortali, si verrebbe senza dubbio ad accentuare il nostro lato animale, essendo ora come ora limitato dalle sciocche leggi che cercano di renderci umani e che permettono di differenziarci (?) da un gorilla, basandosi principalmente sul timore intrinseco dell'uomo di perdere o sprecare la propria vita. Detto ciò, se l'ozio fosse retribuito, io sarei senz'altro il più ricco della via lattea.


un giorno la pazzia dilagherà...

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Messaggio Da Apolide metafisico il Gio Nov 20, 2008 6:28 pm

La morte distrugge il concetto di "responsabilità". Intendiamoci, non è che da immortali sarebbe giusto essere seri, anzi: saper morire è una questione di stile, un talento, e lo sarebbe anche se non si dovesse effettivamente spirare. Il punto è che essere seri e mortali(appellandosi ad una "responsabilità" che innanzi al Vuoto sbiadisce) è ancor più ridicolo di quanto non sarebbe altrimenti, da un punto di vista puramente logico.
Esteticamente è un disastro in tutti e due i casi.


n.b. : per "responsabilità" intendo quella che deriva dall'effettiva "esistenza" d'una conseguenza ad ogni azione. Per noi mortali, ogni atto ed ogni conseguenza non possono che coincidere, se affogati nel Nulla.

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Messaggio Da Jaqen il Ven Nov 21, 2008 12:10 am

Ma fate quello che cazzo vi pare, tanto non avrà senso comunque.

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Messaggio Da rejino il Ven Nov 21, 2008 12:14 am

molto bello il post di apertura frank, complimenti. Wink
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Messaggio Da Frank il Ven Nov 21, 2008 12:31 am

Jaqen ha scritto:Ma fate quello che cazzo vi pare, tanto non avrà senso comunque.


io quando posso passeggio volentieri nei cimiteri

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Messaggio Da Apolide metafisico il Ven Nov 21, 2008 1:33 am

Anche io. E mai per onorare i morti, ma per render servizio alla morte.

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Messaggio Da rejino il Ven Nov 21, 2008 2:28 am

Apolide metafisico ha scritto:Anche io. E mai per onorare i morti, ma per render servizio alla morte.

si dice che cioran amasse distendersi fra le lapidi e fumarsi una sigaretta.
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Messaggio Da Apolide metafisico il Ven Nov 21, 2008 2:37 am

"lo ricordo come il periodo più attivo della mia vita", sic.

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Messaggio Da L'odore della Morte il Sab Nov 22, 2008 12:52 am

Hebes ha scritto:no, non è l'agire che disprezzo. quello che disprezzo ma che in realtà semplicemente non comprendo è il porsi l'agire come fine, come scopo. il vivere per, ecco.

Dovrebbe definire meglio "agire". Senza "agire" non si "vive".
Immagino che lei intenda "agire" come routine quotidiana, lavoro, fermarsi col rosso, fare famiglia, mandare figli a scuola. Anche "realizzarsi", suppongo lei lo intenda come "trovare la propria posizione all'interno della società". In tal caso, condividerei pienamente la sua opinione.

Ammesso che la mia interpretazione sia corretta, è un bel pensiero. Puzza di vecchio, ma fa sempre un certo effetto vedere qualcuno arrivarci da solo, dacché non sono in molti ad essere in grado di sostenerlo.

Concentriamoci ora sul vero punto interessante del discorso: Rejino nudo, come musa ispiratrice di pensieri superomisti e d'oltr'umane ambizioni. Dovrei appenderlo di fianco a "De sterrennacht" di Van Gogh e rimirarlo tutte le mattine. Grazie, Rejino. La ringrazio di cuore.

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